{"id":3708,"date":"2014-11-07T18:03:13","date_gmt":"2014-11-07T17:03:13","guid":{"rendered":"http:\/\/pro2.unibz.it\/projects\/blogs\/pedagogiaearchitettura\/?p=3708"},"modified":"2015-06-17T13:11:27","modified_gmt":"2015-06-17T11:11:27","slug":"una-intervista-a-partire-dal-convengo-spazioapprendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pedarch.unibz.it\/?p=3708","title":{"rendered":"UNA INTERVISTA A PARTIRE DAL CONVENGO &#8216;SPAZIO&#038;APPRENDIMENTO&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec si festeggia la pubblicazione del numero che ho curato per la rivista di architettura Turris Babel insieme a Sandy Attia &#8220;Costruire Pedagogie&#8221;. Ripercorrendo la storia che ha condotto alla realizzazione di questo lavoro, ho ritrovato una bella intervista sul convegno che avevo organizzato presso la Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione della Lub nel Novembre di un anno fa. \u00c8 stato proprio da quella iniziativa che \u00e8 nata l&#8217;idea di scrivere un numero della rivista tutto dedicato alle scuole.<br \/>\nL&#8217;intervista \u00e8 online, sulla rivista Franz Magazine http:\/\/franzmagazine.com\/2012\/11\/08\/spazioapprendimento-per-ripensare-gli-spazi-scolastici-lintervista-a-beate-weyland\/<br \/>\nEcco il testo integrale<\/p>\n<p>Professoressa Weyland, il convegno tenutosi a Novembre 2012, \u201cSpazio e apprendimento\u201d\u00e8 stato un&#8217;occasione per lanciare la rete &#8220;spazio&amp;apprendimento&#8221;. Di cosa si tratta, chi sono i &#8220;nodi&#8221; della rete e quali sono gli obiettivi?<\/p>\n<p>La rete consiste in un accordo tra dieci istituzioni che sotto diversi punti di vista hanno a che fare con la scuola e che sono interessate in modo specifico al tema organizzazione spaziale degli edifici scolastici. Sono coinvolte, tra gli altri, le intendenze scolastiche, l\u2019universit\u00e0, la consulta dei genitori, la camera degli architetti e l\u2019ufficio edilizia della provincia. Ed \u00e8 questo il valore aggiunto di questo tavolo di concertazione: la convergenza e il dialogo tra i diversi punti di vista e le diverse competenze di ciascuno sul tema spazi della scuola. Come la vedono e che esigenze hanno gli insegnanti? E gli architetti? E quali sono le priorit\u00e0 di chi sostiene economicamente le operazioni di ristrutturazione e nuova edificazione? Possono incidere le visioni dei dirigenti scolastici sulle decisioni progettuali degli architetti? E cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il cuore del progetto \u00e8 indagare la &#8220;relazione tra spazio e apprendimento&#8221;, un tema che il convegno e la stessa rete pongono come prioritario e attuale. In cosa consiste questa centralit\u00e0 rispetto allo sviluppo della ricerca pedagogica attuale? Qual \u00e8 la direzione di questo sviluppo? A quali nuove istanze educative occorre dare risposta?<\/p>\n<p>L&#8217;urgenza di mettere a tema la relazione tra spazio e apprendimento nasce dalla richiesta sempre pi\u00f9 diffusa di concepire la scuola come il luogo dell\u2019apprendimento e non dell\u2019insegnamento. Il peso diverso che si cerca di dare ai processi di apprendimento incide in modo determinante anche sugli spazi didattici e offre la possibilit\u00e0 di rileggere l\u2019universo scuola in modo decisamente nuovo.<br \/>\nSi tratta di un vero cambio di paradigma: dall\u2019insegnante all\u2019allievo, dal dire al fare, dal ripetere al comprendere, dall\u2019omologazione alla moltiplicazione e differenziazione delle attivit\u00e0, delle esperienze, delle ricerche, degli impegni.<br \/>\n\u00c8 molto diverso uno spazio se pensato per una comunicazione da uno a molti, formale e quanto possibile impersonale o se lo stesso spazio \u00e8 concepito per una interazione tra molti e diversi, per una vita comunitaria, in cui si gioca sulla molteplicit\u00e0 delle attivit\u00e0 e delle sollecitazioni<\/p>\n<p>&#8211; In questo senso ci illustri brevemente due tra le esperienze pi\u00f9 avanzate e innovative, proprio in termini di progettazione\/costruzione concreta di &#8220;spazi educativi&#8221;, in Italia, in Europa o fuori dall&#8217;Europa?<\/p>\n<p>In contesto italiano il primo importante riferimento \u00e8 alle scuole che sono nate dall\u2019esperienza e dalla riflessione di Loris Malaguzzi a Reggio Emilia, le scuole di Reggio Children. Esse si riferiscono tutte a un chiaro modello pedagogico che informa anche l\u2019organizzazione degli spazi: i cento linguaggi dei bambini, quindi le cento modalit\u00e0 per leggere il mondo, per organizzarlo dentro di s\u00e9 e per restituirlo e condividerlo, quindi per continuare a costruirlo.<br \/>\nPer dare parola a questo concetto pedagogico \u00e8 nato un progetto architettico che in sintesi dispone le aule a raggiera intorno ad una grande piazza al centro dell\u2019edificio, considerata come il luogo dello scambio, dei lavori comunitari e di gruppo, il luogo delle sollecitazioni pi\u00f9 diverse e appartenenti a tutta la comunit\u00e0 scolastica a prescindere dall\u2019et\u00e0 e dai ruoli. Ad essa si aggiunge un grande atelier per le attivit\u00e0 espressive e grafico-pittoriche come luogo comunitario che per eccellenza consente ai pi\u00f9 diversi linguaggi di esprimersi attraverso l\u2019esplorazione e i materiali pi\u00f9 diversi.<br \/>\nIn Italia sta maturando una sensibilit\u00e0 diffusa sul tema: le iniziative del ministero sulla nuova definizione delle normative di edilizia scolastica e l\u2019osservatorio Indire \u201cAbitare la scuola\u201d sulle innovazioni scolastiche nel mondo sono un chiaro indizio di questo movimento.<br \/>\nIn Alto Adige l\u2019attenzione alla relazione spazio e apprendimento risente delle riflessioni pi\u00f9 elaborate provenienti dai mondi di lingua tedesca, in cui si discute su una nuova cultura dell\u2019apprendimento e dove ci si riferisce a concezioni legate all\u2019attivismo pedagogico in cui al centro si pone il fare, l\u2019attivit\u00e0 laboratoriale, il tutoring e il coaching dell\u2019apprendimento. I pionieri del proficuo rapporto dirigente-insegnanti- architetto sono sicuramente la scuola primaria di Monguelfo e la scuola dell\u2019infanzia di Terento, spesso visitate da insegnanti e interessati sia del contesto altoatesino che d\u2019oltralpe.<br \/>\nLe attuali direttive di edilizia scolastica altoatesine lasciano pi\u00f9 spazio alle scuole perch\u00e9 attraverso un chiaro concetto pedagogico si delineino nuove organizzazioni degli spazi. Al convegno sono state presentate alcune scuole che aderiscono a questi modelli e si potranno conoscere progetti di ricerca e architettonici che riflettono sui nuovi modi di concepire gli spazi scolastici in ordine a questi presupposti.<\/p>\n<p>&#8211; La rete ha messo gi\u00e0 in campo alcune azioni, con ricadute effettivo sul tessuto socio-culturale locale. Mi riferisco in particolare alla ristrutturazione della Scuola primaria e secondaria di primo grado di Lagundo. Ci pu\u00f2 raccontare brevemente questo progetto e i risultato raggiunti?<br \/>\n&#8211;<br \/>\nSi tratta di un progetto promosso dalla Facolt\u00e0 di Architettura dell\u2019universit\u00e0 di Innsbruck e in particolare dal Prof. Moroder che ha sollecitato i suoi studenti nella progettazione degli edifici e degli interni della scuola di Lagundo. Al convegno \u00e8 stata presentata la rassegna di questi progetti e il processo che ha portato alla scelta del progetto pi\u00f9 adeguato.<br \/>\nOltre a questo progetto le iniziative che sta mettendo in piedi la rete riguardano la condivisione delle risorse per offrire uno sportello di consulenza alle scuole sulla progettazione degli edifici e degli ambienti, oltre che quello di offrire materiali di consultazione sul tema ricchi e variegati.<\/p>\n<p>&#8211; In un&#8217;epoca di polverizzazione degli interessi, di parcellizzazione dei saperi, d&#8217;indebolimento della responsabilit\u00e0 e della solidariet\u00e0, di deficit democratico, lo sviluppo e la diffusione di modelli di &#8220;apprendimento cooperativo&#8221; (cooperative learing) appare una possibile via d&#8217;uscita per riprendere in mano i fili dello sviluppo globale. E&#8217; d&#8217;accordo? L&#8217;organizzazione degli spazi pu\u00f2 agevolare i processi cooperativi, se s\u00ec in che modo?<br \/>\n&#8211;<br \/>\nCredo che l\u2019attenzione al tema dell\u2019apprendimento cooperativo sia importante perch\u00e9 scardina la centralit\u00e0 del modello di insegnamento-apprendimento tradizionale, che non \u00e8 pi\u00f9 al passo con i tempi.<br \/>\nIn particolare si valorizzano aspetti come la collaborazione, la responsabilit\u00e0, la solidariet\u00e0 e si mettono a tema gli apporti del singolo alle diverse tematiche e l\u2019importanza di arrivare a una visione d\u2019insieme.<br \/>\nL\u2019innovazione della scuola fa riferimento a questo ed a altri modelli (apprendimento collaborativo, autonomo, dall\u2019esperienza, per problemi, ecc.) e mette al centro il rispetto e l\u2019attenzione fondamentale per gli interessi e per le motivazioni del bambino.<br \/>\n\u00c8 a partire da ci\u00f2 che abbiamo bisogno che iniziamo a muoverci, ciascuno con il proprio stile di apprendimento e scegliendo i modi pi\u00f9 diversi per fare nostro il patrimonio culturale che la scuola ha ancora il compito di consegnare.<br \/>\nNaturalmente questa diversa concezione della la poliedricit\u00e0 degli accessi al sapere, ma soprattutto la valorizzazione delle elaborazioni culturali e creative che da questi nascono, determina una modalit\u00e0 del tutto diversa di intendere anche gli spazi per apprendere.<\/p>\n<p>Lo spazio del sapere sta subendo un&#8217;altra fondamentale riorganizzazione, con la diffusione delle nuove tecnologie digitali che aprono lo sviluppo a dinamiche fortemente connotate in senso interattivo, sociale e cooperativo. Come valuta questo processo, opportunit\u00e0 e rischi? Che ruolo avranno le tecnologie digitali nei luoghi educativi di domani?<\/p>\n<p>Le tecnologie e il web 2.0 ci portano a conoscere il mondo in modo diverso. Ciascuno di noi dispone di un bacino sempre pi\u00f9 ricco e variegato di informazioni che per diventare conoscenze e saperi devono venire negoziate ed elaborate su uno sfondo comune di significati.<br \/>\n\u00c8 qui che nasce il bisogno di pensare in modo diverso al processo di apprendimento. \u00c8 qui che l\u2019insegnamento tradizionale entra crisi, perch\u00e9 si confronta con tempi, modi e contenuti sempre pi\u00f9 diversificati.<br \/>\nLe tecnologie contribuiscono all\u2019innovazione del rapporto docente-sapere-discente, che da unidirezionale diventa bidirezionale o multidirezionale.<br \/>\nDi qui anche gli spazi per costruire questa interazione tra informazioni, saperi ed esperienze diventano diversi e sono tutti da pensare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec si festeggia la pubblicazione del numero che ho curato per la rivista di architettura Turris Babel insieme a Sandy Attia &#8220;Costruire Pedagogie&#8221;. 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