{"id":3706,"date":"2014-12-08T18:02:32","date_gmt":"2014-12-08T17:02:32","guid":{"rendered":"http:\/\/pro2.unibz.it\/projects\/blogs\/pedagogiaearchitettura\/?p=3706"},"modified":"2015-06-17T13:12:15","modified_gmt":"2015-06-17T11:12:15","slug":"innovation-collodi-lab-25-10-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pedarch.unibz.it\/?p=3706","title":{"rendered":"Innovation Collodi Lab 25.10.2013"},"content":{"rendered":"<p>Il 25.10 sono stata invitata presso la Fondazione Collodi a tenere una relazione sui miei temi all&#8217;interno di un articolato convegno titolato &#8220;Interrogando pinocchio &#8211; Nuove prospettive della cultura&#8221;.<br \/>\nQui di seguito riporto le mie riflessioni e proposte a partire da una densa giornata di scambio e confronto.<\/p>\n<p>Innovazione degli spazi educativi per una nuova comunit\u00e0 educante<\/p>\n<p>Le nuove prospettive della cultura presuppongono una modalit\u00e0 di lavoro e di ricerca a tutto tondo protesa alla qualificazione del territorio. In particolare la riflessione sui concetti di cultura diffusa, intelligenza e creativit\u00e0, permettono di approfondire il ruolo dell\u2019innovazione come chiave di volta tra teoria e azione, tra acquisizione scientifica e processo culturale.<br \/>\nSe per innovazione si intende un processo che genera sviluppo e crescita, che offre elementi costruttori di bene comune, uno dei pi\u00f9 importanti luoghi dell\u2019innovazione dovrebbero diventare gli spazi e gli ambienti della formazione e dell\u2019educazione.<\/p>\n<p>L\u2019innovazione tra azione e riflessione<\/p>\n<p>L\u2019innovazione si fonda sui dispositivi della capacitazione e della relazione, come ben argomentato da Umberto Margiotta pensando al capability approach. L\u2019ambiente scuola, i parchi gioco, i luoghi di aggregazione comunitaria pi\u00f9 o meno formali, diventano quindi un elemento chiave di indagine sui processi che formano le qualit\u00e0 degli individui.<br \/>\nIn questo senso il riferimento all\u2019Inquiry circle di Dewey del 1938, oltre che quello di Kolb del 1984 e di Bruce e Bighop del 2008 offrono interessanti spunti per analizzare i processi della generazione e rigenerazione della cultura negli universi della socializzazione educante. Essi si basano in particolare su due elementi chiave: l\u2019azione sul campo (osservazione, esperienza, sperimentazione, discussione) e l\u2019astrazione o generalizzazione, determinata dall\u2019importante ruolo della riflessione, che non \u00e8 altro l\u2019introiezione, analisi ed elaborazione costruttiva degli esiti dell\u2019azione. Come noto essi costituiscono le caratteristiche fondamentali della professionalit\u00e0 di coloro che hanno responsabilit\u00e0 diversificate sugli ambienti preposti all\u2019educazione e alla formazione: la politica, l\u2019amministrazione, la scuola, l\u2019universit\u00e0 sotto i pi\u00f9 diversi punti di vista hanno il compito euristico dell\u2019 identificazione pedagogica di questi luoghi, nell\u2019ottica tutta laportiana della \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d.<\/p>\n<p>Innovazione degli spazi tra bisogni e motivazioni<\/p>\n<p>Il percorso che guida all\u2019identit\u00e0 si basa sull\u2019innato bisogno umano che tende alla conoscenza e all\u2019autorealizzazione, ben descritto con la tassonomia dei bisogni di Abraham Maslow. Il bisogno, oltre che procedere da una mancanza, \u00e8 guidato dall\u2019elemento positivo della motivazione, che quanto pi\u00f9 \u00e8 intrinseca, tanto pi\u00f9 \u00e8 soddisfacente e contaminante. I luoghi pubblici preposti alla formazione pi\u00f9 o meno formale, oggi, sono alla ricerca di una loro identit\u00e0 e pi\u00f9 specifica connotazione.<br \/>\nNegli ambienti dell\u2019architettura sta maturando interesse e sensibilit\u00e0 per la progettazione dello spazio pubblico come luogo ibrido, tra giardini e cortili delle scuole, spazi gioco all\u2019aperto, luoghi di aggregazione. Se pensiamo alle scuole, alcuni istituti comprensivi, istituti superiori e professionali appartenenti ai diversi contesti territoriali vanno cercando un profilo pedagogico che guidi l\u2019azione didattica. Ne sono prova non poche iniziative che vanno dalla toscana, si pensi alle \u201cscuole senza zaino\u201d di Marco Orsi, alla Lombardia, con le esperienze di Cristina Bonaglia per le secondarie superiori, all\u2019Alto Adige, dove proliferano scuole pubbliche fino alla secondaria di primo grado a orientamento montessoriano, steineriano e misto, con nuove organizzazioni dello spazio degli arredi e delle attivit\u00e0.<br \/>\nLa scuola da luogo di accentramento del sapere, si sta aprendo alle cosiddette \u201cperiferie dell\u2019apprendimento\u201d, che si muovono tra i mondi della formazione istituzionale, informale, sportiva, del lavoro e della vita pubblica. In questo processo gli stessi luoghi tradizionalmente preposti all\u2019insegnamento, le classi, si aprono ai corridoi, ai connettivi, cercando trasparenze visive o spazi di lavoro condiviso. I grandi androni diventano le \u201cpiazze dell\u2019incontro e dell\u2019apprendimento\u201d, gli spazi abitualmente destinati a funzioni specifiche si smaterializzano a vantaggio di una ibridazione dei tanti luoghi \u201cmorti\u201d o di passaggio tra gli ambienti.<\/p>\n<p>Ambienti di apprendimento tra creativit\u00e0 e casualit\u00e0<\/p>\n<p>Interessante \u00e8 considerare che, se la riflessione sul concetto di \u201cambiente di apprendimento\u201d \u00e8 nata a partire dalle potenzialit\u00e0 delle tecnologie e della Rete, come luogo dell\u2019apprendimento individuale, ma anche condiviso e partecipato, in cui sostenere i processi conoscitivi in ottica costruttivista, oggi gli assunti e le modellizzazioni didattiche (pensiamo al problem solving e agli ask sistem di Jonassen) maturati sugli ambienti virtuali vogliono tradursi in spazi fisici e operativit\u00e0 concrete negli ambienti scolastici. Nasce una nuova attenzione alla \u201cgeografia degli spazi educativi\u201d come luoghi dell\u2019orientamento consapevole e dell\u2019esperienza nella tensione tra libert\u00e0 e controllo del processo conoscitivo. Si fa strada la riflessione sul concetto di \u201capprendimento creativo\u201d, che per il fatto stesso di connotarsi come divergente, \u00e8 diversificato, multiprospettico, proteso verso la validazione delle qualit\u00e0 di ciascuno come differente dagli altri, secondo il principio inclusivo, certamente anche gardneriano del: tutti uguali e tutti diversi.<br \/>\nIn realt\u00e0 la creativit\u00e0 \u00e8 un processo che spinge l\u2019individuo ad affinare le proprie capacit\u00e0 espressive, valorizzando la propria specialit\u00e0 o differenza nel raccontarsi, nel leggere il reale e nel porsi nel mondo per trovare sempre di pi\u00f9 la propria identit\u00e0. Un percorso costellato da casualit\u00e0, come acutamente segnalato da Roberto Masiero, una casualit\u00e0 affasciante, perch\u00e9 indica una serie di accadimenti che possono essere letti come impedimenti o occasioni, a seconda di quanto ciascuno, quindi anche gli enti preposti all\u2019educazione alla formazione, abbia chiara la propria direzione.<\/p>\n<p>Creativit\u00e0 tra flessibilit\u00e0 e movimento<\/p>\n<p>Al concetto di creativit\u00e0 si lega anche quello di flessibilit\u00e0, come proposto da Mario Lipoma, inteso come azione e movimento con le cose\/sulle cose, che genera relazionalit\u00e0 ed interdisciplinarit\u00e0. \u00c8 proprio l\u2019attenzione allo sviluppo del movimento delle\/ con le\/ e tra le cose\/discipline\/persone\/ambienti che si pu\u00f2 cogliere la qualit\u00e0 della \u201cgrazia \u201c, quel movimento consapevole, controllato, elegante (gi\u00e0 ampiamente indagato da Maria Montessori) che genera una spinta all\u2019innovazione e stravolge i classici sistemi di apprendimento della conoscenza e li trasforma da lineari, dunque simbolico astratti, a reticolari, diffusi, espressivi.<\/p>\n<p>Scenari<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 si prospettano scenari affascinanti sui quali costruire progetti innovativi: la comunit\u00e0 educante \u00e8 in cerca di nuovi modelli didattici basati su esempi concreti di come fare scuola e di come generare socialit\u00e0 formativa negli spazi pubblici. Tutto questo poggia su euristiche pedagogiche condivise, assunte dalla comunit\u00e0 con responsabilit\u00e0 e passione. La mission culturale egli enti che propendono verso l\u2019universo formativo consiste nel cogliere i bisogni cogenti e nell\u2019offrirvi risposta attraverso progetti a composizione interdisciplinare che offrano le possibili vie da percorrere. I progetti sui luoghi, gli ambienti e gli spazi dell\u2019apprendimento e della formazione, sono tra i pi\u00f9 dinamici, perch\u00e9 offrono un terreno molto fertile allo scambio culturale tra le discipline, gli ambiti, le competenze di soggetti che generalmente non sempre in dialogo tra di loro: pedagogisti, studiosi del movimento, psicologi, filosofi, architetti, insegnanti, rappresentanti degli enti locali, committenti, tecnici e molti altri ancora possono diventare gli interlocutori attivi di un processo di appropriazione partecipata degli spazi per educare ed apprendere. Tutto questo su una piattaforma di comunicazione neutrale come pu\u00f2 esserlo quella di enti e fondazioni di alto spessore culturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 25.10 sono stata invitata presso la Fondazione Collodi a tenere una relazione sui miei temi all&#8217;interno di un articolato convegno titolato &#8220;Interrogando pinocchio &#8211; Nuove prospettive della cultura&#8221;. Qui di seguito riporto le mie riflessioni e proposte a partire da una densa giornata di scambio e confronto. 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